venerdì 25 luglio 2014

Sistema Bancario Eurozona: prestiti alle aziende meno convenienti degli investimenti borsistici

Fonte: BCE

A metà anno le statistiche creditizie della zona euro non mostrano alcuna novità: i prestiti al settore privato non bancario continuano a scendere dell’1,8% come avveniva alla fine del 2013.

Il calo riguarda in particolar modo i prestiti alle società non finanziarie (SNF), che nei dodici mesi terminanti a giugno sono diminuiti del 2,3%.  I prestiti alle famiglie restano congelati (-0,7), inclusi quelli finalizzati all’acquisto dell’abitazione (-0,4).


Il calo dei prestiti al settore privato è leggermente più accentuato in Italia (-2%) che nella Zona Euro nel suo complesso.



In Italia la riduzione dei debiti a carico delle SNF sta avvenendo in modo consistente (-3,5%)  e non è trascurabile nemmeno il ritmo imposto alle famiglie (-1,1). Certamente avviene ad un passo superiore a quanto avviene nella zona euro nel suo complesso.

Il calo dei prestiti ha lasciato invariati rispetto a dodici mesi prima i depositi del settore privato della Zona Euro, ma la preferenza per gli impieghi più liquidi rimane alta,  con i depositi a vista che crescono per poco meno del 6%, a scapito dei depositi vincolati.


Nel complesso la M1, che comprende oltre i depositi a vista  il circolante, aumenta a giugno del 5,3% (5,8 a dicembre), senza che i prezzi ne vengano influenzati (0,5%). 

La misura più estesa della moneta, ovvero M3, risente dei bassi rendimenti degli impieghi a più lungo termine (i titoli decennali sono in media al  2,3% contro il 3,3 di fine 2013). Ne consegue che la crescita di M3 si ferma all’1,5% annuo. 

Si può pertanto dedurre che il settore privato privilegi – a seconda della propensione al rischio  -   la liquidità o gli investimenti più rischiosi, come il mercato azionario. Non per nulla l’indice €Stoxx50 è cresciuto a fine giugno del 24% rispetto a dodici mesi prima. Ciò offre al sistema bancario l’opportunità di realizzare lauti guadagni sui titoli in portafoglio, sia obbligazionari che azionari.

giovedì 24 luglio 2014

Fiducia dei consumatori: fine dell'effetto Renzi?

Fonte: Elaborazioni su dati Istat (1) (2)


Sembra che l’effetto psicologico degli 80 euro di Renzi si stia esaurendo.  A luglio la fiducia dei consumatori è infatti scesa per il secondo mese consecutivo. Da maggio le aspettative si sarebbero deteriorate dell’1,5%, sebbene siano migliori del 7,5% rispetto ad un anno prima.


Ma se le attese sono migliorate nel confronto annuo, le vendite al dettaglio destagionalizzate  e depurate della variazione dei prezzi al consumo (al netto dei servizi) calano dell’1,5%. Si può anzi dire, guardando il grafico, che i consumi restano del tutto indifferenti agli annunci e ai mutamenti del quadro politico.

Sull’andamento sostanzialmente piatto dei consumi (e tendenzialmente cedente)  influisce piuttosto il calo dell’occupazione (-0,3% rispetto a maggio del 2013).  Le famiglie non sembrano inoltre percepire come significativa  la crescita delle retribuzioni lorde reali per dipendente (+0,7). Nel complesso i redditi reali dei lavoratori aumentano di mezzo punto percentuale. Un incremento che non si traduce in una maggiore spesa, al di là dei calcoli statistici sul potere d’acquisto e del clima di fiducia espresso nei sondaggi. 

Con riferimento alle intenzioni di spesa nel trimestre in corso per alcuni prodotti durevoli, sale al 3% le famiglie che dichiarano di voler acquistare un immobile, mentre calano al 15,6% quelle che pensano di avviare lavori di ristrutturazione  o migliorie inerenti all’abitazione.

Sono  infine il 7,8% coloro che dichiarano di voler acquistare un’autovettura (erano il 6,4% nel terzo trimestre dell’anno scorso).   


venerdì 18 luglio 2014

Surplus delle partite correnti all'1,4% del pil.

Fonte: Elaborazioni su dati Banca d'Italia

Negli ultimi dodici mesi terminanti a maggio, le partite correnti, che includono non solo la bilancia commerciale, ma anche i servizi e i trasferimenti internazionali dei redditi, sono risultate positive per oltre 22,6 miliardi (6,1 un anno prima), pari all’1,4% del pil.


Sono poi affluiti quasi 95,7 miliardi da parte di operatori esteri che compensano più che  abbondantemente  i 63,6 miliardi che i residenti hanno fatto fuoriuscire.

Il settore pubblico ha provveduto a rimborsi netti su prestiti per 6,4. Il settore finanziario ha generato un afflusso (indebitandosi) di 7,5 miliardi.

Il sistema economico nel suo complesso ha prodotto un surplus di 55,7 miliardi (48,8 nei dodici mesi a maggio dell’anno scorso), che è stato utilizzato dalla Banca Centrale per ridurre l’indebitamento (per 56,2 mld.) utilizzando anche le riserve per circa 0,4 mld. Queste ultime a maggio erano pari a  109,9 miliardi (di cui 72,4 in oro) e sono in grado di coprire quasi quattro mesi e mezzo di importazioni (poco più di otto se ci limitiamo alle importazioni extra Ue).



Capitali Italiani non bancari

Il tapering della FED ha innalzato i rendimenti sui titoli decennali degli Stati Uniti dall’1,7 di fine 2012 all’attuale 2,5%. Parallelamente la politica monetaria della BCE rivolta ad ampliare la liquidità e a contenere la forza della valuta comune (il tasso di cambio con il dollaro si è svalutato dell’1,6% tra aprile e giugno) ha indotto gli investitori italiani a smorzare i disinvestimenti: nell’arco degli ultimi dodici mesi terminanti a  maggio sono rientrati meno di 8 miliardi, contro i 68 di un anno prima.  A questi afflussi occorre aggiungere altri 7,8 miliardi che sono rientrati da attività detenute all’estero da parte di operatori non bancari.

Ma il buon andamento dei mercati azionari (+22% annuo lo S&P a giugno e +24% l’Eurostoxx50) ha invogliato ad investire sui mercati esteri, facendo defluire poco meno di 50 miliardi.  A questi  si aggiungono i 30 miliardi di investimenti diretti esteri delle imprese  italiane.

Il saldo finale dei movimenti dei residenti italiani non bancari è un deflusso di 63,6 miliardi.



Capitali Esteri non bancari 

L’attenuarsi del rischio di “ridenominazione” dei debiti emessi da operatori italiani  ha ridato fiducia agli investitori esteri. I rendimenti più elevati dei BTP (2,8% quelli decennali) rispetto ai paesi “core” (i Bund sono all’1,15%) hanno invogliato ad acquistare negli ultimi dodici mesi  oltre 100 miliardi di titoli obbligazionari emessi dal settore pubblico ed altri operatori nazionali.

Il buon andamento del mercato azionario italiano (quasi +40% a fine giugno rispetto ad un anno prima), sulla scia peraltro di quanto avviene nel resto del mondo, ha indotto gli investitori stranieri ad effettuare acquisti netti per oltre 21 mld., che si vanno a sommare agli oltre 12 miliardi di investimenti diretti delle imprese estere in Italia.

Almeno una parte degli investimenti esteri può essere tuttavia una semplice riallocazione di disponibilità già presenti nel nostro paese, avendo gli operatori non bancari provveduto a ridurre di 42 miliardi altre attività vantate presso il nostro sistema economico-finanziario.

Nel complesso sono affluiti da operatori non residenti 95,7 miliardi.




giovedì 17 luglio 2014

Risveglio del mercato dell'auto in Italia (+3,3%) e in Europa (+6,5). Ma la Fiat ...

Fonte: Anfia

Nel primo semestre di quest’anno le immatricolazioni di auto nuove nell’Unione Europea sono aumentate del 6,5% rispetto allo stesso periodo del 2013. Tra i principali paesi, restano in difficoltà l’Olanda (-5,4%) e l’Austria (-2,7). Negativo l’andamento del mercato anche in Belgio (-0,9). Sono invece in forte espansione le immatricolazioni spagnole (+17,8) e inglesi (+10,6).  Significativa la ripresa del mercato italiano che, con una crescita del 3,3% risulta più vivace di quello francese (+2,9) e di quello tedesco (+2,4). Molto dinamica risulta la domanda negli altri paesi europei, che segnano un incremento del 17%.


La Volkswagen arrotonda la sua quota di mercato al 25% (dal 24,8 dei primi sei mesi di dell’anno scorso).

Nonostante le vendite della Renault siano cresciute di quasi il 20%, rimane al terzo posto dietro all’altra casa francese, il gruppo PSA-Citroen, le cui quote di mercato vengono limate dall’11,3 all’11,1%. Insieme le quote di mercato delle due case d’oltralpe restano ben distanti dal principale gruppo tedesco (21%).  

Andamento contrastato anche per i due principali gruppi americani. La Ford incrementa le vendite del 7,2% (riuscendo a mantenere la quota del 7,5%), mentre il gruppo GM, che vede diminuire le vendite dello 0,5%, retrocede dall’8% allo stesso livello dell’altra casa automobilistica statunitense.

Aumentano le vendite della Fiat nella UE, ma solo del 2,5%.  La quota di mercato cala dal 6,5 al 6,2%. La casa automobilistica torinese non sembra in grado di cogliere il risveglio  del mercato nazionale, dato che innanzi ad una crescita delle immatricolazioni del 3,3%, segna un calo dello 0,5% (con le quote di mercato che scendono di oltre un punto percentuale, dal 29,2 al 28,1%).  Al netto del mercato italiano, la Fiat cresce in Europa del 5,7%, confermando la quota che deteneva nel primo semestre 2013 (3%). La quota delle vendite Fiat in Italia rispetto al mercato europeo scendono da oltre il 53 al 51,7%.

mercoledì 16 luglio 2014

Tasso di occupazione tra i giovani al 15%, tra i più bassi dei paesi Ocse

Fonte: Ocse

Il tasso di occupazione tra il 2005 e il primo trimestre di quest'anno è cresciuto sistematicamente, tra i maggiori paesi avanzati, solo in Germania, dal 65,2 al 73,4%.

Regno Unito e Francia, sia pur con qualche oscillazione, riescono a mantenere un tasso di occupazione intorno al 71 e al 64% rispettivamente.

Gli Stati Uniti, dopo aver perso oltre cinque punti percentuali tra la fine del 2006 e il 2009, hanno faticosamente superato il 67,5%.

Lo stesso non si può dire per l'Italia che da poco meno del 59% del terzo trimestre del 2007 scende al 55,5.

Più drammatica è stata la perdita di occupazione per la Spagna e la Grecia. La prima passa dal 66% del 2007 al 55,3. La seconda crolla dal 62% del 2008 al 49%.


Il copione, sia pur con diverse intensità, si ripete per i giovani.


Si noti tuttavia che l'Italia è uno dei paesi Ocse che offre minori opportunità ai giovani: solo il 15% può essere considerato occupato.



Addendum del 19 luglio 2014
Quota % degli occupati con più di un lavoro nel 2011.
Elaborazioni su dati Banca d'Italia


martedì 15 luglio 2014

Oltre 10 milioni di poveri in Italia (uno su sei)

Fonte: Istat


Produzione Industriale Italiana invariata nei primi cinque mesi rispetto allo stesso periodo del 2013

Fonte: Elaborazioni su dati Eurostat, FED e Ocse

A maggio la produzione industriale destagionalizzata dell’area euro è aumenta dello 0,4% rispetto allo stesso mese dell’annoscorso,  grazie soprattutto all’attività produttiva spagnola (+2,3) e a quella tedesca (+1,7), nonostante quest’ultima nel mese sia caduta dell’1,4% e sia ritornata sotto i livelli del 2007. La produzione è invece calata in Italia (-1,2%) e in Francia, ove segna una flessione del 3,7%.


Al di fuori della zona euro, notevole è la crescita annua degli Stati Uniti (+4,3%). Positivi gli andamenti del Regno Unito (+2,3) e del Giappone (+2,1). 


Nei primi cinque mesi, la produzione industriale della zona euro mostra un progresso dell’1,1%, grazie alla locomotiva tedesca che procede ad un ritmo superiore al 2,5%. Significativo il contributo dell’industria spagnola (+2,2), sebbene rispetto all’inizio della crisi abbia perduto quasi il 28% della produzione. Ferma è invece l’attività industriale in Italia rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Soffre infine la produzione francese che riporta un calo  superiore al punto e mezzo percentuale.

Rispetto al 2007, il livello produttivo della zona euro è del 13,4% inferiore a quello degli Stati Uniti. La produzione industriale italiana è invece di oltre il 23% inferiore sia rispetto ai livelli produttivi tedeschi sia rispetto all’inizio della crisi.


lunedì 14 luglio 2014

Nuovo record del debito pubblico. Nuovo record della liquidità per il settore pubblico

Fonte: Elaborazioni su dati Banca d'Italia

Nuovo record a maggio per il debito pubblico, che supera i 2.166 miliardi, pari al 138,6% del pil. Rispetto ad un anno fa è aumentato di 90,3 miliardi. Al netto dell’aumento imputabile alla nostra quota di sostegno ai paesi euro in difficoltà (direttamente o attraverso organismi europei), il debito “interno” cresce per poco meno di 80 miliardi, a 2.106,4. Quello conseguente ai nostri impegni per la salvaguardia della zona euro è di 60 miliardi. 


L’aumento del debito è stato finalizzato per 51,7 miliardi alla copertura del “fabbisogno interno” degli ultimi dodici mesi, di cui oltre 78 imputabili agli interessi passivi. Il saldo primario (ossia al netto degli interessi sul debito pubblico) segna quindi un avanzo di 26,5 miliardi.

I restanti 28,2 miliardi derivanti dall’indebitamento sono confluiti nelle disponibilità liquide del settore pubblico, che ora superano i 117 miliardi di euro. In particolare, a  fine maggio la liquidità del Tesoro presso i conti della Banca d’Italia era di 92,3 miliardi, mentre quella delle altre AAPP  presso gli altri istituti di credito era di poco inferiore ai 25 miliardi. 


La liquidità disponibile del settore pubblico è pertanto in grado di coprire 27 mesi di “fabbisogno interno”.

Il debito ad aprile era per un terzo in mani estere, per il 53,7% nei portafogli del settore finanziario  nazionale e per oltre il 13% presso altri residenti (imprese e famiglie).

Il rendimento medio dei titoli decennali a maggio è stato del 2,92%, con uno spread sui titoli tedeschi di pari scadenza di 166 punti base.


mercoledì 9 luglio 2014

Alcuni grafici sul sistema bancario (a maggio)

Fonte: Elaborazioni su dati Banca d'Italia

Finanziamenti bancari al settore privato -5,1% a maggio



Sofferenze all'11,8% dei prestiti alle società non finanziarie (SNF) e alle famiglie





Raccolta Bancaria